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Planarità della pavimentazione industriale

La planarità della pavimentazione industriale consente la circolazione sicura dei mezzi del magazzino. Il livellamento della pavimentazione industriale fa da sostegno ai carichi statici dei montanti e a quelli dinamici. Per questa ragione è richiesto un alto grado di planarità per evitare guasti alle macchine stesse e, a maggior ragione, all’impianto. Magazzino e planarità sono due concetti indivisibili, costruire una struttura su una superficie irregolare è controproducente e altamente rischioso.

Definizione di planarità

La planarità è una misurazione geometrica che permette di stabilire i valori di regolarità di una superficie. Una superficie è piana quando tutti suoi punti sono allo stesso livello. Quando si studia la planarità di una superficie in cui non tutti i punti possono trovarsi perfettamente sullo stesso livello, viene introdotto il concetto di tolleranza di planarità. La planarità e la tolleranza identificano i parametri in cui si troveranno tutti i punti misurati su una superficie.

Planarità in magazzino: problemi frequenti 

I problemi con la planarità più frequenti si verificano con i carrelli trilaterali o bilaterali a causa della notevole altezza di elevazione e alla loro velocità di funzionamento. Con queste macchine, il livellamento della pavimentazione è un fattore estremamente critico dato che si lavora con tolleranze millimetriche nei corridoi tra le scaffalature e qualsiasi variazione della pavimentazione può generare un inclinamento dell’apparecchio che, per minimo che sia, rappresenta un rischio per l’intero impianto.

 

Tipi di inclinazione in funzione della planarità

 

Quando un carrello per corridoi stretti circola su una pavimentazione con dislivelli è soggetto a delle oscillazioni. Poiché questo tipo di carrello non dispone di un sistema di ammortizzazione, trasmette il movimento direttamente al montante.

Data la sua considerevole altezza, un semplice millimetro di dislivello alla base si può trasformare, a un’altezza elevata, in vari centimetri di deviazione. In questo caso, è possibile che si urtino i carichi o le scaffalature, con i pericoli che ne conseguono.

Inoltre, la deviazione influisce in modo decisivo sul corretto posizionamento in altezza delle forche, causando un rischio di oscillazione quando si allungano per prendere o depositare un carico.

In base a quanto esposto finora e per evitare qualsiasi pericolo o infortunio potenzialmente irreversibile, si comprende perché il pavimento debba essere a planarità controllata.

La sicurezza prima di tutto

Non basta che il costruttore assicuri il corretto livellamento della superficie: l’esperienza dimostra che è imprescindibile che venga fornito l’opportuno certificato e la tavola del prelievo dei campioni (realizzata dopo aver completato la pavimentazione).

La verifica della planarità della pavimentazione è un’operazione difficile che richiede il supporto di strumenti ottici molto precisi capaci di soddisfare una serie di parametri che variano in base al sistema di stoccaggio utilizzato.

Schema differenza planarità e planarità pavimentazione

Immagine gentilmente concessa da Pavindus S.A.

Le esigenze di livellamento differiscono in base alla categoria dell’impianto, che può essere 100, 200, 300 o 400. Tale categoria viene determinata a seconda dei fattori elencati nella norma sulla qualità UNI EN 15620. In base al mezzo di sollevamento utilizzato, i sistemi di stoccaggio vengono classificati nel modo seguente:

CATEGORIA TIPO DI CORRIDOIO   IDONEO PER:
100 Molto stretto

Scaffalatura portapallet inferiore ai 18 m di altezza, con corridoi molto stretti e utilizzata con trasloelevatori controllati automaticamente.

200 Molto stretto

Scaffalatura portapallet con corridoio molto stretto, servita da trasloelevatori controllati automaticamente e con sistema di posizionamento aggiuntivo delle unità di carico.

300 Molto stretto

Scaffalatura portapallet con corridoio molto stretto, servita unicamente da carrelli che non devono circolare nel corridoio per caricare e scaricare le unità di carico. I carrelli sono manovrati lungo il corridoio mediante rotaie di guida oppure mediante un sistema di guida a cavi.

300A  

L’operatore del carrello è sollevato e abbassato unitamente all’unità di carico e dispone di un posizionamento manuale dell’altezza. Quando il conducente resta a terra, dispone dell’impiego di un ausilio di visibilità indiretta quale una televisione a circuito chiuso (CCTV) e un sistema di guida equivalente.

300B  

L’operaio rimane sempre a terra e non dispone dell’impiego di un ausilio di visibilità indiretta.

400 Largo

Scaffalatura portapallet con corridoio di larghezza sufficiente per consentire all’attrezzatura del carrello elevatore di percorrere la lunghezza del corridoio e ruotare a 90° di fronte allo scaffale per il carico e lo scarico.

  Stretto

Scaffalatura portapallet con corridoio di larghezza ridotta, cosa che è possibile con modelli speciali di carrelli elevatori.

Differenza tra "planarità" e "planarità della pavimentazione"

Prima di analizzare i requisiti necessari per il livellamento del pavimento, proponiamo un'immagine che illustra la differenza tra planarità e planarità della pavimentazione:

Schema differenza planarità e planarità pavimentazione

1: Livello del profilo del pavimento, ma non piatto.

2: Piatto profilo del pavimento, ma non a livello.

X: Distanza tra due punti fissi in un pavimento con dislivello (nell’esempio, 3 m).

E: Differenza in elevazione fra i punti fissi adiacenti distanti 3 m.

Quando ci si riferisce a una “griglia di 3m” si intende una griglia di punti sopra la superficie del pavimento distanti 3m nelle due direzioni ortogonali rispetto all’edificio.

Requisiti per una pavimentazione di categoria 400 (per corridoi larghi e stretti)

Tutti i punti nella griglia di 3 m devono trovarsi entro ±15 mm rispetto al dato orizzontale.

Nella tabella seguente vengono indicati i valori limite di E (la differenza in elevazione tra due punti), in base al carrello adoperato e all’altezza del livello superiore della scaffalatura che s’innalzerà in quel luogo.

TIPO DI CARRELLO LIVELLO DEL CORRENTE DI SOMMITÀ VALORE LIMITE DI E
Senza spostamento laterale Oltre 13 m 2,25 mm
Senza spostamento laterale Da 8 a 13 m 3,25 mm
Senza spostamento laterale Fino a 8 m 4,00 mm
Con spostamento laterale Fino a 13 m 4,00 mm

Requisiti per una pavimentazione di categoria 300 (per corridoi molto stretti)

Gli impianti con carrelli per categoria 300 (corridoi molto stretti) devono rispondere a requisiti di planarità molto rigidi. È necessario tenere conto del fatto che un lieve dislivello di pochi millimetri della pavimentazione può trasformarsi in una deviazione in termini di centimetri del castello del carrello, con il conseguente rischio di infortuni.

I requisiti per il corretto livellamento della pavimentazione in strutture di categoria 300 sono indicati nella norma UNI EN 15620. A fini riepilogativi è allegata la tabella seguente, che indica i valori massimi del parametro ZPENDENZA, il quale indica la pendenza trasversale al corridoio tra i centri delle ruote anteriori del carrello ed E, che rappresenta la differenza in elevazione tra due punti adiacenti e fissi 3m a parte.

LIVELLO DEL CORRENTE DI SOMMITÀ VALORE LIMITE DI ZPENDENZA VALORE LIMITE DI E
Oltre 13 m 1,30 mm 3,25 mm
Da 8 a 13 m 2,00 mm 3,25 mm
Fino a 8 m 2,50 mm 3,25 mm

 

Tutti i punti nella griglia di punti sopra la superficie del pavimento devono trovarsi entro ±15 mm rispetto al dato orizzontale.

Requisiti per una pavimentazione di categoria 100 e 200 (per corridoi molto stretti)

Per le categorie 100 e 200, nonostante si tratti di strutture con corridoi molto stretti, non sono necessari requisiti di livellamento rigidi come nel caso della categoria 300 per quanto riguarda il livellamento della pavimentazione, dato che il trasloelevatore non si muove sulla pavimentazione ma lungo un binario guida inferiore.

In conformità con la norma UNI EN 15620, i valori di livellarità della pavimentazione sono i seguenti:

LUNGHEZZA DEL CORRIDOIO LIVELLARITÀ RISPETTO AL DATO DI LIVELLO ORIZZONTALE
Fino a 150 m ±15 mm ±15 mm
250 m ±20 mm ±20 mm

 

L’interpolazione lineare può essere utilizzata per lunghezze del corridoio comprese fra 150 e 250 m

Le norme DIN 15185 e DIN 18202 come riferimento

È opportuno sottolineare che le tolleranze di planarità della pavimentazione industriale devono essere conformi alle richieste dei costruttori dei carrelli. In questo senso si richiede l'applicazione delle norme DIN 15185 e DIN 18202.

La normativa DIN 15185 si riferisce alla planarità della corsia:

  • In direzione longitudinale in funzione dell'ondulazione
  • Perpendicolarmente in funzione della differenza di altezza tra le scaffalature esterne.

Entrambe forniscono i valori di dislivelli consentiti in senso trasversale e longitudinale dato che la normativa DIN 15185 si basa sulla precedente normativa DIN 18202. Ambe si articolano in funzione della tipologia di carrello; a seconda dell’altezza di sollevamento; considerando la larghezza delle corsie.

La planarità influisce anche sulle tolleranze delle scaffalature metalliche. Per saperne di più puoi consultare l'articolo sulle tolleranze di planarità o contattare un nostro esperto per riservare un'ispezione tecnica.

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